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  [ Cento Storico e Monumenti ]  [ Museo Etnoantropologico ]  [Fonderia delle Campane ]

 

TERRITORIO

CENNI STORICI

IL RISCATTO

 FOLKLORE E TRADIZIONI

TERRITORIO

Risalendo la vallata  del  fiume Fitalia  a quota  450  mt.  slm si trova Tortorici, uno dei più grossi centri del  comprensorio dei Nebrodi, attualmente conta circa 8.000 abitanti. Il paese sorge lungo la confluenza di tre torrenti: Bunneri, Capirò, Calagni, che in origine delimitavano il perimetro urbano. Il territorio presenta un aspetto composito e alquanto irregolare: generalmente accidentato, è solcato da alcune vallate piene di corsi d’acqua e si distende lungo una fascia che va dai 320 mt.,  ai 1600 mt. slm.  Sono presenti diverse produzioni agricole: l’olivo e il nocciolo nelle zone basse, il nocciolo, il castagno e la quercia nelle zone medio alte, e i pascoli nelle zone alte. L’incomparabile bellezza del paesaggio, la natura incontaminata, la variegata vegetazione, la pluralità dei laghi (Badessa, Trearie, Cartolari) unitamente all’umile  “Petagna Saniculaefolia” (pianta rara) che ha imposto nel Vallone Calagni la costituzione di una riserva naturale, fanno di Tortorici un paese di forte attrazione, dove si può godere delle bellezze naturali e contemporaneamente ammirare le opere ed i monumenti pervenuti dal passato.

CENNI STORICI

Tortorici è un centro antico già esistente al tempo dei Normanni, divenuto in seguito dominio feudale della famiglia Pollicino; sotto gli svevi ebbe nel 1300 e nel 1400 un notevole sviluppo: fiorirono accanto alle attività agricole anche alcune attività industriali, di cui le più famose restarono l’arte della fusione delle campane, della lavorazione del rame, del ferro e dello stagno. Nel 1500 e nel 1600 Tortorici vive il periodo del suo maggiore splendore, fiorisce, infatti, l’artigianato artistico le cui opere hanno sfidato i secoli. Nel settore dell’industria si costruirono mulini, paraturi  (gualchiere per la lavorazione dell’albaggio e martelletti per la laminazione del rame. I maestri campanari costruirono campane di tutte le dimensioni che si trovano nelle chiese di quasi tutta la Sicilia. Opere finissime in oro argento, bronzo, rame, ferro battuto, venivano incessantemente create per uso interno ed esportazione. Molto importante fu anche per l'economia del paese la coltivazione del gelso, le cui foglie venivano utilizzate per nutrire i bachi, da cui appunto si ricavava un'ottima seta.Va inoltre citata la coltivazione e la lavorazione del lino, anche per la sua particolare diffusa  tessitura; infatti erano molte le famiglie che possedevano un telaio per tesserlo.

IL RISCATTO

La presenza di una forte borghesia, che trae le risorse dalle attività artigianali e agricole, ma anche dalle attività professionali, fanno maturare nei cittadini la convinzione di doversi riscattare dalla servitù feudale, anche perché con la riforma amministrativa del 1583 che divideva la Sicilia in 44 Comarche, Tortorici divenendo una di queste, aveva avuto  giurisdizione su 14 comuni. Nel 1597 chiede di diventare città demaniale, riuscendo ad ottenere tale scopo nel 1628 dopo una lite trentennale. Tortorici si  libera così  dal  giogo feudale con diritto a sedere nel parlamento siciliano ed a potersi fregiare del titolo di “Fidelis et Victoriosa Civitas”. Una gloriosa pagina della storia di questa città, che prima e forse unica nella Sicilia, riesce con grande mobilitazione delle proprie risorse economiche e civili a darsi una autonomia amministrativa. Purtroppo una imponente alluvione il 6 giugno del 1682 mise in ginocchio la città, circa  i 2/3 del centro abitato furono distrutti dalla furia delle acque, più di 600 furono i morti  e molte attività economiche sia per la morte dei proprietari, che per l’assenza dei capitali non furono più riprese. Con l’inizio del secolo XVIII abbandonate alcune produzioni, quali quella della seta, i tortoriciani promuovono  intense attività commerciali avvalendosi principalmente dell’allora pregiato prodotto delle nocciole  che  attualmente rappresenta l’unica realtà economica assieme alla zootecnica ed all’artigianato.

FOLKLORE E TRADIZIONI

Per quanto riguarda le tradizioni di Tortorici, le cui componenti documentano l'intreccio di culture diverse fra loro, esse emergono particolarmente durante lo svolgimento delle sagre paesane e della festa del Santo Patrono, San Sebastiano. Dal primo al ventotto gennaio e nella domenica più vicina al 9 maggio, si può assistere ai festeggiamenti in onore del Santo patrono, durante i quali riti pagani e cristiani si intrecciano in una tradizione lunga più di cinque secoli. Della festa in onore di S. Sebastiano si ha notizia in epoca risalente al 1500. Con immutato rito, il primo gennaio, il campanone della Chiesa del Santo, fuso da maestri fonditori tortoriciani nel 1552 e del peso di oltre due tonnellate, viene azionato da almeno otto forzuti giovani che tirano le corde che ne determinano il movimento. Gli argentei squilli si spandono nella vallata e raggiungono le zone lontane delle montagne dove si narra che persone, smarritesi per nebbia o neve, abbiano ritrovato il cammino udendo il suono della maestosa campana.

Il sabato più  vicino al 13 gennaio si svolge il rito della “bula” o "bura". Una immensa fiaccolata, alimentata da piccoli fasci di ampelodesmo (disi). La fiaccolata vuole richiamare alla mente quelle che precedevano e seguivano le riunioni dei primi cristiani nelle catacombe. La domenica più vicina al 14 gennaio, è la festa dell'alloro che ricorda il primo martirio del Santo quando venne legato ad un albero di alloro. Di buon mattino, dalle 72 borgate muovono i devoti che, portando sulle spalle fronzuti alberi di alloro addobbati con nastri, bacche di alloro, coccole di pungitopo, arance e mandarini convergono in Piazza Municipio da dove, preceduti dal suono degli zampognari in antico costume, partiranno in numero di 300 e talvolta 400 per giungere alla Chiesa del Santo.

Giorno 18 gennaio “A FUITINA DA VARA” . Nel pomeriggio  avviene il rapimento della vara che simboleggia il furto delle reliquie da parte di sacrileghi cittadini di un imprecisato paese, invidiosi della imponenza della festa del Santo. Segue la messa solenne e la  benedizione e la distribuzione ai fedeli dei "PANITTI di S. BASTIANU".

Giorno 19 “U VESPRU”. Processione delle reliquie del Santo. Giorno 20 "U SENATU". Prima della funzione religiosa, parte dal Municipio un corteo, preceduto da due mazzieri in costume seicentesco e seguito dal popolo, costituito dal “Senato” (Sindaco, Giunta, e Consiglio). Davanti la Chiesa si procede alla consegna simbolica delle chiavi della città. La mattina del 20 gennaio uomini e donne, vestiti di bianco e scalzi, qual che siano le condizioni meteorologiche, convergono alla Chiesa Madre per caricarsi della vara che solo a loro è consentito portare. I “nudi” (così si chiamano), persone che hanno fatto voto di essere militi di S. Sebastiano e di vestirne la divisa per tutto il 20 gennaio, rappresentano il simbolo delle nudità di S. Sebastiano durante i due martiri. Durante la funzione religiosa vengono offerte al Santo delle giovenche, anch'esse azzimate per l'occasione con nastri variopinti.  Segue la processione del Santo che, portato al torrente Calagni, lo attraversa più  volte, facendo breve sosta sulle sponde. La tradizione lega il fatto al culto del Santo. Sembra infatti che due pellegrini provenienti da Roma con indosso un capello e un pezzetto di unghia del Santo sottratti nelle catacombe, giunti al Calagni non poterono andare più avanti perché  trattenuti da una forza misteriosa. Intervennero le autorità ecclesiastiche che, unitamente al popolo presente, interpretarono il fatto come volontà del Santo di rimanere in Tortorici. Spossessato quindi il vecchio protettore S. Cataldo, proclamarono S. Sebastiano nuovo protettore e patrono della città.

Segue la questua fino a tarda sera quando il Santo viene portato nella Chiesa di S.Nicola dove resterà per otto giorni.

"L'OTTAVA". La domenica successiva al 20 gennaio, dopo la Messa solenne nella chiesa di S. Nicola, si ripete la processione del Santo con i “nudi” per le vie del paese. "U PIRDUNU". Lunedi successivo.

LA FESTA DI MAGGIO. La domenica più vicina al 9 maggio, si ripete nuovamente la festa in onore del Santo con la processione per  le vie del paese.

Altra ricorrenza, molto suggestiva ed alquanto commovente è la processione delle varette il Venerdì Santo. Non meno importanti sono gli appuntamenti estivi, quali le sagre e la festa “all’Acquasanta”